Recensioni

26 Ago, 2026

Marco R. Capelli di ProgettoBabele recensisce il romanzo “Innamorarsi a San Candido”

Un viaggio in Alto Adige, un incontro fatale, un’ossessione che degenera nella tragedia. Queste le premesse, calate in una cornice da cartolina alpina; apparentemente lontanissima da temi come stalking e violenza. 
È, tuttavia un’ambizione legittima, affrontata con una scelta narrativa altrettanto legittima (e coraggiosa): raccontare senza mediazione morale esplicita, lasciando al lettore il giudizio. E, già questo, in un mondo  ormai silenziato dalla costante preoccupazione di non disturbare l’indefinita altrui sensibilità, non può che rendermi simpatica l’autrice. 
Tiziana Coppola, pseudonimo La Rosa, nasce a Brindisi negli anni ’70; laureata in Lettere Moderne si dedica all’attività letteraria dal 2005: narrativa, collane antologiche, premi e menzioni in concorsi poetici nazionali. Innamorarsi a San Candido è il suo primo romanzo, edito nel 2007 da Edizioni del Grifo, poi ripubblicato, in due edizioni nel 2022 e 2023.

Fin dalla prima pagina balza agli occhi il registro lirico ininterrotto e indifferenziato che ci accompagnerà fino alla fine del romanzo: ogni paesaggio, ogni gesto, ogni stato d’animo è rivestito di accumuli aggettivali e metafore fluviali (“la grandezza prorompente dell’aquila reale”, “un’esplosione di gorgogli… nella loro smeraldina trasparenza”). È una prosa che si colloca deliberatamente nel solco del romance sentimentale classico ma con pretese poetiche dichiarate. Non è un pregio (se non nella misura in cui testimonia la padronanza linguistica dell’autrice), non è un difetto. È più una questione di preferenze personali del lettore. Come, mi si passi il paragone del tutto fuori luogo, cucinare con la panna. Per alcuni è essenziale, per altri indigesta, per altri ancora, dipende dai piatti. L’ambizione lirica in sé non è certamente un limite, ma la sua applicazione indifferenziata può sorprendere: non c’è quasi variazione tonale tra una colazione in albergo e una violenza sessuale, tra una gita al lago e un omicidio. Tutto viene raccontato con lo stesso passo elegiaco, e questo (forse) appiattisce un po’ i momenti in cui una rottura del ritmo avrebbe potuto creare un contrasto memorabile. Tutto, tranne il capitolo finale che, infine, abbandona la voce in prima persona di Tiziana per lasciare posto un verbale processuale in terza persona. Un cambio di registro brusco che interrompe per sempre la voce narrante pazientemente costruita pagina dopo pagina. Come per dire al lettore che è ora di svegliarsi: bene o male, il sogno è finito. 

Tiziana resta per gran parte del libro un personaggio-voce più che un personaggio-persona: sappiamo che è “sveglia, sicura di sé, capace di reagire” perché il testo lo sottolinea più volte, ma la condotta successiva alla violenza subita — silenzio pressoché totale, proseguire quasi meccanico della quotidianità — non viene resa come scelta di scrittura consapevole (per esempio come dissociazione post-trauma) e sembra piuttosto un’ellissi non governata, che stride nell’immaginazione del lettore con l’immagine costruita di lei fino a quel momento.
Lorenzo segue un percorso più lineare, forse per questo più comprensibile: le battute sprezzanti verso la moglie, l’alternarsi di seduzione e disprezzo, l’autoassoluzione ostinata fino all’ultima battuta in tribunale, restituiscono un personaggio coerente con se stesso, una patologia credibile. 
Alessandro, invece, poco più che accennato, pare avere più la funzione di elemento narrativo (l’uomo “buono”) che di personaggio a tutto tondo.

Innamorarsi a San Candido affronta un tema complesso e scabroso con la precisa scelta di mostrare senza giudicare e di mantenere un tono lirico costante che contribuisce (credo volontariamente) a rendere onirica la narrazione, anche quando questa entra decisamente nel territorio dell’incubo. Due scelte coraggiose che però contribuiscono a fare di questo libro una lettura “non per tutti” che, sicuramente, dividerà (ed ha diviso) i lettori in entusiasti e scettici. 

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Tiziana Coppola, pseudonimo La Rosa, nasce a Brindisi il 6 agosto 1974, una città portuale pugliese che si affaccia sul Mar Adriatico. Si iscrive nel 1993 alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Lecce, laureandosi in Lettere Moderne, a pieni voti nel 2002. Inizia la sua attività letteraria nel 2005 con una considerevole produzione poetico – letteraria, in collaborazione con diverse case editrici. Ad oggi l'artista annovera nel suo attivo numerose pubblicazioni tra romanzi, collane antologiche e testi poetico - letterari, distinguendosi per le sue indiscusse doti creative ed artistiche, capace di offrire spunti di riflessione profondi mediante la nutrita produzione poetica e le varie partecipazioni ai diversi concorsi poetici a carattere nazionale, guadagnando vari premi e menzioni speciali di giuria. Attualmente esordiente nel campo del cinema in qualità di autrice e coproduttrice cinematografica per il lungometraggio dal titolo " perché Donna " liberamente ispirato al romanzo dell'artista dal titolo " Innamorarsi a San Candido" , in fase di produzione esecutiva.